Du iu spic Frenc?

da | Apr 28, 2013 | Vita

IL VIAGGIO

Tornati ieri da una settimana densa di chilometri, come sempre dopo ogni viaggio la mia mente ripercorre la strada fatta, le esperienze vissute, le emozioni provate.

Triggiano – Bologna – Grenoble – Assisi – Triggiano.

Le rumorose campane del colorato corso di percussioni di Elena, la pioggia torrenziale che ha accompagnato la nostra unica serata bolognese (con il buon Domenico a fare la spola con l’ombrello), il Bon Roll Aia e le patate senza sale (squisite!), i krapfen della pasticceria Santa Rita, il benzinaio che ci prova con Antonella, i Kings of Convenience per placare le isterie di Francesco in macchina, il Cucciolone che non c’è, i simpatici colleghi da tutta europa, le pappe preparate sul fornellino da campeggio, il centro commerciale con la spesa lasciata alla cassa, Francesco tenuto con un braccio e il passeggino vuoto spinto con l’altra mano, Peppa Pig e La Posta di Yoyo a manetta (grazie Youtube!), le salite di Assisi, la finestrella sulla piazzetta, il pizzaiolo barese che sono 20 anni che è in Umbria.

Come ogni viaggio che si rispetti però, c’è sempre un piccolo fatto che ti fa sentire dentro un po’ più ricco, che ti fa capire che tutti quei chilometri hanno avuto un senso.

Premetto che tutti quelli che sono stati in Francia, mi hanno parlato dei francesi come persone “ostili” nei confronti dei turisti, o meglio “ostili” nei confronti di quelli che non parlano francese. Alcuni direbbero “nazionalisti”. Secondo me sono solo “ostili” nei confronti di noi italiani, un po’ perché siamo per natura poco propensi alle lingue straniere (me per primo) e un po’ per il fattaccio della capocciata di Zidane.

Giovedi pomeriggio Antonella avrebbe dovuto finire prima al lavoro, e quindi avremmo potuto avere un intero pomeriggio per goderci insieme Grenoble. Ma ecco che, come ci insegnano le leggi di Murphy, ci succede un po’ di tutto: Antonella arriva in albergo alle 17:30 abbondanti, cambiamo un po’ di moneta perché la macchinetta dei biglietti della metro non accetta banconote ma la macchinetta ci sputa anche le monete.. Risolto il problema erogazione biglietto, nuovo intoppo alla vidimazione: inserisco il biglietto e la macchinetta se lo mangia! Nessun tasto reset, nessuna presa di corrente da staccare e riattaccare, nessuna possibilità di reboot o di ctrl+alt+canc!!! 4 euro e 70 di biglietto family andata e ritorno svaniti nel nulla! Spiccioli terminati, sportello con interazione umana chiuso alle 18:20 quando l’orario di apertura è fissato fino alle 18:30 (poi si lamentano degli italiani!) e 3 treni per il centro che ci sono già sfilati via sotto il naso! In tutto sto macello Francesco un altro po’ e si cappotta dal passeggino! Quando il nostro unico pomeriggio free sembra ormai perduto, ecco fermarsi un quarto treno: cambio turno per il conducente. Il tipo che smonta mi passa davanti, e io un po’ in inglese e un po’ con il gioco dei mimi provo a fermarlo e a fargli capire quanto successo. Lui mi guarda e dice: “Italiano?” (Si vede così tanto?) E in un italiano degno della peggiore Madonna dei primi concerti mi dice: “Di dovi esere tu Italia?” “Bari!” gli rispondo. “Oh! in the south! Mio padri avere oriscini di picolo villajo di sud Italia: Termoli!” “Ma dai! Pure io c’ho gli zii a Termoli! Vai a vedere che c’abbiamo uno zio in comune!” Questo l’ho pensato ma non glie l’ho detto, che se non capiva mi toccava spiegarglielo in inglese! Vabbè, per farvela breve ci dice di non avere le chiavi della macchinetta ma che avrebbe parlato col suo collega del treno successivo, dopodiché si allontana per poi tornare correndo all’arrivo del treno, parla col macchinista e ci fa salire senza biglietto.

Ora, detta così può sembrare niente di che, ma la cortesia di questo tipo mi ha cambiato l’umore di un pomeriggio partito col piede sbagliato, e mi ha dato conferma ancora una volta (anche se a dire il vero non ce n’era bisogno) che quello che nella vita dai, prima o poi in svariate forme ti torna (anche con addosso una camicia della TAG).

E siccome è sempre un blog che dovrebbe parlare di fotografia, eccone una dedicata a le “Transports de l’Agglomération Grenobloise”!

CIAO, IO SONO ANTONIO

Papà. Marito. Ex sistemista informatico. Un giorno di qualche anno fa ho realizzato che non volevo passare più le mie giornate seduto davanti ad un computer, anche se oggi ci sto molto di più.


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